You can’t handle the truth

Non tutti «nelle nebbie del primo mattino vedono le cose come dovrebbero essere. Non tutti realizzano che se l’unico modo per vincere è imbrogliare, è meglio lasciare il posto, e il gioco, a qualcun altro». (M.A.S.H).

«Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti!» (Matteo 8,21-22). Anche se non ha il servosterzo, né le portiere, non ha l’ABS, né le cinture di sicurezza e nemmeno l’aria condizionata. E senza parabrezza viaggi all’aria aperta, immerso nel respiro del vento.

Lo so che è strano, per come sei abituato a startene legato ben stretto dalle cinture di sicurezza. Tenuto ben saldo a vedere il mondo attraverso il vetro, respirando la stessa aria condizionata che respiri nei supermercati.

Ma solo perché viviamo in un mondo pieno di muri. Pieno di muri che separano il bene dal male. Pieno di Muri che separano i belli e buoni, dai brutti e cattivi. Pieno di muri che nemmeno c’è più bisogno di sorvegliare.

Perché, generazione dopo generazione, corriamo insieme al Tempo, e contro il Tempo. Ma non tutti hanno mai avuto un’avventura da inseguire. Ciascuno la propria avventura, una qualsiasi, ciascuna con pari dignità.

Perché il Mondo è regolato dalla paura. Anche se «gli uomini continuano a essere definiti secondo il bello e il brutto, il nobile e il vile. E la bellezza, la condizione del bene, non è niente senza lealtà e coraggio».

Perché «il senso del bene e del male ha sempre avuto a fondamento, più che il timore di Dio, quello del vicinato». E «lungo i muri e nelle torri di guardia», ognuno può dire ogni cosa, ma ci sono cose che nessuno più dice.

Perché la miseria umana non vuole la verità, perché non può sopportare la verità. In un moto di difesa che conviene alla debolezza, fonte della sua ostinazione, oasi di tranquilla crudeltà, della più efferata crudeltà.

Milioni di individui dei quali può riassumersi il destino col dire che nell’anima loro non accadeva nulla. Mai nulla. Un frammento di coscienza e l’apparenza del resto, e tutta una falda dello spirito umano è crollata.

Perché «lungo i muri e nelle torri di guardia, le dame vanno e vengono, come il personale di servizio, i burocrati bevono il tuo vino, e c’è chi va ripetendo che la vita è soltanto uno scherzo».

Perché nemmeno l’Apocalisse risveglierà ciò che non può essere svegliato.

Ma dietro ogni potere c’è una debolezza, dietro ogni debolezza c’è un ricatto, e dietro ogni ricatto una possibile beffa.

Allontanarsi è il solo modo d’abitare il cuore inviolato dei luoghi, che altrimenti vedremmo morire intorno a noi. Sebbene l’uno e l’altro non si dia senza una disciplina assai severa, che sentita dal di dentro rasenta l’ascetismo e di fuori l’ostentazione.

Per questo, «sebbene appaia grottesco e incomprensibile, usiamo parole come onore, codice, fedeltà. Usiamo queste parole come spina dorsale di una vita spesa per difendere qualcosa».

Perché, se per molti questo «non è altro che una barzelletta, questo a volte salva delle vite».

Perché non si combattono le battaglie che si possono vincere. E non si combattono battaglie che non siano in favore di altri.

Perché «un uomo coraggioso un giorno mi chiese di rispondere a delle domande cruciali. “Bisogna essere o non essere?”. Risposi: “Oh, perché lo chiedi a me?”. Il suicidio non è doloroso. Offre molti cambiamenti. E puoi decidere di farlo, o meno, come vuoi».

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