Weird Machine

Ieri era venerdì 21 ottobre, ma solo io e te ce ne siamo accorti. Che è vero, sei un pezzo di Storia del motociclismo. E circondati dal chiacchiericcio degli astanti ti ho richiuso la pedana destra e girato la chiave nel quadro come sempre. Che mica li ascoltavo io i commenti mentre davo i consueti due calci a vuoto alla leva dell’accensione per pulire i cilindri. Poi, quello per mettere il tutto in compressione e finalmente quello serio, che dopo trentanni sei partita al primo colpo. Avvolgendo tutto con la tua solita nuvola di fumo azzurro.

Mica li ascoltavo io i commenti. Che poi il Venerdì è cosa terribilmente seria, ma ce ne siamo infischiati della scaramanzia e di tutto il resto. Come sempre, d’altronde. Che poi il 21 ottobre è il giorno in cui, in «Ritorno al futuro 2», Doc e Marty Mc Fly viaggiano con la loro DeLorean  verso il futuro e planano su Hill Valley, in California. Mentre noi ieri, 21 ottobre, un giro dopo l’altro, avevamo sempre più il dubbio di non essere andati né avanti né indietro nel tempo, che poi si sa: il Tempo è solo un’astrazione. E non è da tutti ammetterlo.

Che mica siamo mai andati per Strade io e te. «Strade?! Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!» recitava «Ritorno al futuro». E oggi, un po’ di fisica, un po’ di meccanica quantistica, un po’ di astrofisica, c’è addirittura il biocentrismo a insegnare anche ai più scettici che siamo noi a portarci in giro lo Spazio e il Tempo, ciascuno come le tartarughe con i propri gusci. In modo che la coscienza esiste al di fuori dei vincoli del Tempo e dello Spazio. Ed è quindi la coscienza a creare l’Universo intorno a noi, non il contrario.

Che non sono cose per tutti e mica ci si crede che Spazio e Tempo non sono oggetti o cose, ma che sono (solo) strumenti della comprensione. Strumenti in un rapporto reciproco nel quale il Tempo definisce lo Spazio ed è la Coscienza a creare l’Universo intorno a noi, non il contrario. Tanto che tu, a differenza della DeLorean, non hai mai avuto bisogno di trucchi cinematografici per raggiungere le 88 miglia orarie (141,6 km/h) necessarie ad attivare il flusso canalizzatore che apre gli spazi temporali per viaggiare nel tempo nei 150 metri di Roslyndale Avenue. Anche se la gente continua a preferire Marx e quella sua idea che «non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza».

Quando eravamo tutti (più o meno) capaci di usare la pedivella dell’accensione, usavamo i gettoni per telefonare e riavvolgevamo le musicassette con la matita, e avevamo tutti ancora un futuro, bastava lasciarti andare e guidarti come devi essere guidata (e riuscire a tenerti con la ruota anteriore incollata al terreno) per raggiungere la velocità necessaria ad aprire nuovi spazi temporali e galleggiarci sopra, come con lo skateboard volante di Marty Mc Fly. Senza bisogno di Strade, come dicono in «Ritorno al futuro», e con la Vita tra le mani. Anche troppo tra le mani la Vita, dati i risultati che ti hanno fatto ereditare dal Kawa 500 degli anni ’70 il nomignolo di «Bara».

Fulminea infatti la tua accelerazione, con quella coppia che insieme ai soli 159 chili di peso ti fa alzare di continuo fino al momento in cui, superati i 140 km/h inizi a ondeggiare in modo osceno. «Una caratteristica», si dice. Che amplifica quel mix di adrenalina e tristezza che è il viaggiare in moto da soli, fino a che quelle favole ti portano via. Lontano dal passato o dal futuro. E ingombranti o meno che siano, ti sollevano e Ciao. Che, biocentrismo insegna, un corpo in un Universo può non esistere più, mentre in un altro può continuare a esistere assorbendo la coscienza migrata appunto nell’altro Universo.

Fin quando la sera, poi, mia figlia mi ha fatto notare: «Papà, ma se ci hai girato anche oggi, perché me la racconti parlandone sempre al passato?». Già, è vero. Ma ho preferito tagliare corto: «Perché allora non è adesso, e adesso non è allora. Perché allora, ad esempio, ha tentato di uccidermi un paio di volte. E se fosse riuscita nel suo intento tu oggi non saresti qui». Già, ho pensato. Hai tentato di uccidermi un paio di volte. E chissà che forse tu non ci sia riuscita. Ma allora non è oggi e oggi non è allora. E per quieto vivere è meglio pensarla così.

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